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Riccardo Onorato: molto più che un fashion bloggers Plus Size


" La moda fa parte della vita di tutti. Anche chi crede di essere fuori dalle scelte della moda in realtà, nel momento in cui decide cosa indossare, ne entra a far parte". Riccardo Onorato


Qualche mese fa, gironzolando su Instagram ho scoperto un mondo a me ignoto, un mondo dove per fare il fashion blogger non occorre avere il fisico di Mariano Di Vaio, un mondo dove il contenuto  è più importante della foto scattata rigorosamente da Nima Benati, un mondo dove si manda un messaggio chiaro:” accettare se stessi, per quello che si è”. Questo mondo ha un sito web ed un protagonista :” Riccardo Onorato” di " Guy Overboard".
Un ragazzo semplice, con un’idea fuori dalle regole della moda:” accettare di essere sempre se stessi”. 
Vi lascio alle sue parole per comprendere meglio quello che Riccardo ha da dire e da insegnare ( insegnare, potete giurarci ndr

- Quando e come nasce l’idea di aprire il blog Guy Overboard? E perché la scelta dell’aggettivo “Overboard”?

“Guy Overboard” è nato nel Maggio del 2012, come luogo di condivisione delle mie idee sullo streetwear e l’ urban style maschile. Era un periodo in cui io stesso navigavo i vari blog di moda in cerca d'ispirazioni per il mio guardaroba. La maggior parte di quest’ultimi erano incentrati sullo stile sartoriale, uno stile che non sentivo mio. L’aggettivo “Overboard” nasce proprio da questa idea: la moda maschile può andare oltre l’equilibrato stile sartoriale. Col tempo però Overboard ha assunto un significato più ampio, includendo anche le taglie inusuali in questo “board” da superare.


- Dal 2012 ( anno in cui è nato “Guy Overboard” ndr ) ad oggi quant’è cambiato il mondo dei bloggers? 

Sicuramente c’è una maggiore apertura e collaborazione da parte di tutto il sistema della moda, a partire dai brand fino agli organizzatori di eventi, agenzie di comunicazione e P.R. Inoltre è notevolmente aumentata la consapevolezza di questo mondo, del suo modo di esprimersi, di svilupparsi e delle sue tecniche. Credo che questa maggiore consapevolezza ha fatto sì che gli stessi blogger si mettessero in discussione, che cominciassero a migliorare e a fornire contenuti che potessero davvero interessare e fare la differenza. Nei primi anni era lecito “provare”, adesso bisogna essere davvero consapevoli di cosa, come, dove e quando si vuole comunicare.


- Il suo è un blog fuori dal comune. Lei stesso, in una recente intervista, ha dichiarato:” non esiste una bellezza universale per tutti. Ognuno ha delle caratteristiche fisiche e comportamentali differenti”. Un appello al mondo della moda che cerca di far passare il messaggio dell’esistenza di una bellezza generica. Allora perché decidere di entrare a farne parte?

Perché la moda fa parte della vita di tutti ( afferma senza esitazione  ). Anche chi crede di essere fuori dalle scelte della moda in realtà, nel momento in cui decide cosa indossare, ne entra a far parte. E io, avendo la passione di raccontare storie, non potevo che partire dalla mia storia, “mettendomi a nudo” e condividendo tutte le informazioni e tutte le perplessità di una persona che vuole esprimere se stesso al meglio attraverso ciò che indossa.


- Sul suo blog lei si definisce un “plus size fashion blogger”. E’ difficile riuscire a richiamare l’attenzione e a diventare un influencer senza essere il solito:” palestrato di turno”?

In un mondo pieno di informazioni e immagini richiamare l’attenzione verso una determinata personale è già di per sé complicato. Tuttavia la sola fisicità, di qualsiasi tipo, non è l’arma migliore. Essere invece in grado di definirsi, ecco, è una dichiarazione di identità: diventa subito chiaro chi sono e come sono fatto. Ed è questa onestà verso se stessi e gli altri a “richiamare l’attenzione” , ma questo non influisce sui contenuti: non sarebbero diversi se avessi un addominale scolpito. E la stessa cosa la percepisce chi mi legge o vede. 

- Ricollegandoci alla sua scelta dell’aprire un blog e dare un messaggio ben preciso, spesso sentiamo la frase:” sono a dieta - vado in palestra perché mi piace vestire bene”, come se le due cose fossero collegate. Riuscirebbe a spiegare meglio il concetto della moda e dello stile distante dal concetto della  taglia? 

Bisogna prima di tutto fare una premessa: la perdita di peso è un effetto - e non un obiettivo - della salute. I comportamenti sani per la salute non hanno come fine risultati estetici. Nel momento in cui si ha questa consapevolezza, è bene decidere il proprio fine estetico. Perchè, come diceva Agrado in un famoso film di Almodovar, “uno è più autentico quanto più somiglia all’idea che sogna di se stesso”. L’importante però è non credere che il fine estetico sia unico e uguale per tutti, che esista un solo “canone” estetico e che tutti debbano accodarsi. 
Esistono diverse tipologie di corpo e non bisogna “arrendersi” al proprio corpo nel momento in cui si decide cosa indossare. Se si è padroni del proprio corpo si è in grado di utilizzare la moda come mezzo di espressione di se stessi e non viceversa. Questo non permette di compromettere il proprio stile, ossia le proprie scelte di espressione con i vestiti. Certo, è molto più difficile perchè non tutti i brand realizzano grandi varietà di taglie, ma parlarne permette che la questione venga per lo meno vagliata. Ultimamente siti come Asos hanno aperto uno spazio dedicato proprio agli uomini plus-size. Qualcosa, insomma, si sta muovendo!




- C’è stato un momento in cui lei si è sentito “imbarazzato” per il suo fisico? 

Certamente. Il motivo per cui sul blog ho cominciato a porre l’attenzione sulla fisicità è proprio perchè io ero la prova dell’imbarazzo. L’imbarazzo ad esempio del “non essere all’altezza” degli altri blogger perchè non potevo indossare certe cose. Ed è stato proprio il mondo del blogging ad avermi insegnato di più su me stesso: mi sono avvicinato al mondo “curvy” e lì ho conosciuto donne felici, che vivevano bene il proprio corpo curvilineo. E quella è stata la spinta per cominciare a conoscere di più, a migliorare me stesso e poi, di conseguenza, comunicarlo agli altri, nella speranza che chi è come, o simile, impari su se stesso ciò che ho imparato io.


- Osservando la nascita delle varie e dei vari influencer si vede un passaggio fisico fenomenale. Basti prendere le nostrane: Chiara Ferragni e Veronica Ferraro e confrontare le foto ad apertura dei loro blog ad oggi. Il cambiamento fisico è più evidente dei soldi che hanno nel conto in banca. In questi casi, secondo lei, è una scelta personale o economica? Chiara Ferragni sarebbe ancora la fashion blogger per eccellenza o l’avrebbero mano a mano scartata? 

Finché la scelta estetica non compromette la propria salute, qualsiasi cambiamento fisico ha senso di esistere. Qualunque sia il motivo. E’ chiaro che c’è ancora una forte discriminazione, soprattutto per le donne, nei confronti di alcuni corpi, ma non credo che il successo di Chiara Ferragni sia legato alla sua fisicità.


- Lei stesso è ogni giorno a contatto con aziende e brand, ha mai avuto problemi? 

A parte le aziende incentrate sull’abbigliamento plus-size, i brand mi hanno contattato a prescindere dalla mia fisicità. Sono sempre stati interessati al mio modo di raccontare e far conoscere le loro creazioni. Questo a conferma del fatto che lo stile non può e non deve essere una discriminante per il proprio corpo. Certo, con i brand che non avevano una taglia compatibile con la mia fisicità non è stato possibile creare un’esperienza, ma penso che questo sia stato per loro anche un modo per riflettere. E’ un impatto con la realtà che magari, alla lunga, può portare a nuovi stimoli per il brand.


- Rimanendo ancora su questo concetto di bellezza intesa come:” lo stare bene con se stessi”, e allontanandoci dall’idea della moda.. Lei non crede che il problema di fondo sia relativo ad una questione culturale? Noi ormai siamo cresciuti secondo l’dea del :” bello generico” e non del “bello particolare”. Pertanto la moda ci influenza ma fino ad un certo punto. 

Non so se è definibile come problema culturale, visto che esistono culture in cui il concetto di bello è diverso da altre. Ma sicuramente è un problema di conoscenza. Bisogna riuscire ad entrare in contatto con realtà che riescano a scardinare alcuni luoghi comuni su aspetto fisico e salute, e su aspetto fisico ed estetica. Non credo a chi dice che la moda abbia colpa di questo: il problema del non stare bene con se stessi resta anche se si è completamente nudi. Ma non si può ignorare il compito sociale che la moda ha e in quanto tale può sicuramente aiutare a diffondere la conoscenza della varietà di corpi e di come questi possano essere belli utilizzando gli abiti.


- Nel campo femminile ci sono diversi personaggi della televisione e della moda italiana che sulle donne “curvy” hanno fatto delle battaglie. Spicca tra loro l’ex direttrice di Vogue Italia e la modella Elisa D’Ospina. Crede che su questo punto di vista la donna sia in avanti rispetto l’idea dell’uomo? 

Le donne sono molto più bombardate da messaggi sul loro corpo, da sempre. E le battaglie per affermare il proprio corpo hanno avuto modi, spazi e tempi più ampi di quelli degli uomini. Per questo, indubbiamente, la donna è avanti su questo tema rispetto l’uomo. Per quest'ultimo il riferimento al proprio corpo è sempre stato visto come atto vanitoso, e quindi poco vicino alle “corde maschili”. Ma nonostante ciò sono sempre stati tanti gli uomini che si sono sentiti a disagio con il proprio corpo. Solo negli ultimi decenni l’uomo ha riscoperto il valore dell’aspetto estetico per stare bene con se stesso. E così si è trovato di fronte allo stesso problema che hanno le donne, ma con una difficoltà maggiore: andare al di là di un pregiudizio creato da loro stessi. 

- Lei è un napoletano DOC, trasferitosi in seguito a Roma. Napoli è l’emblema della sartoria e del “Made in Italy”, l’essere cresciuto nella città partenopea per eccellenza ha inciso sulla sua formazione e sulla sua idea di stile? 

Napoli ha influenzato molto la mia conoscenza dello stile, ma non nel modo tradizionale che tutti conoscono. Napoli ha infatti una cultura underground davvero fervente, derivante dalla tradizione nell’industria tessile ampiamente diffusa, anche in provincia. Tantissime persone, soprattutto giovani, entrano in contatto con queste realtà e realizzano le loro collezioni: piccoli marchi molto avant-garde, venduti in piccoli negozi. Essendo una realtà così piccola, è facile vedere, toccare, indossare questo stile e conoscere le persone che ne fanno parte, e questo mi ha permesso di capire molto di più dello streetwear, dell’urbanwear e della cultura che c’è dietro, contribuendo alla mia idea di stile.


_ Che cosa non può mai mancare nel suo armadio? 

Nel mio armadio non possono mancare le sneakers. Sono una valida alternativa ai modelli di calzature più classiche, vista soprattutto l’attenzione da parte di famosi designer. Grazie alla loro ricerca, tutto il mondo delle sneakers ha visto una virata di tendenza verso proposte molto più attente al design della scarpa. Oggi l’offerta è davvero varia, nei modelli, nei colori e nei materiali usati. C’è sempre una sneaker giusta da abbinare a qualsiasi outfit: mi piace tantissimo questa versatilità.

- Preferisce lo stile classico o uno stile più sportivo?

Il blog è un luogo privilegiato grazie al quale è possibile conoscere i brand dall’interno. Questo mi ha permesso di apprezzare l’impegno nella realizzazione perfetta dei modelli, la ricerca dei materiali di qualità e la cura di ogni dettaglio che tanti brand dallo stile classico mettono nelle loro collezioni. Ma resto sempre molto legato allo stile sportivo, soprattutto perchè grazie all’influenza della cultura pop e street si è andati al di là dei pantaloni di tuta ampi e e delle t-shirt: oggi lo stile sportivo è diventato Athleisure, la tendenza a indossare anche in occasioni formali abiti sportivi e casual.

- Nel suo blog c’è una sezione relativa alle news della moda, creando all’interno un portale editoriale. Avere stile è in stretta relazione con la moda o pensa che i due concetti siano tra loro separati? 

Lo stile è l’insieme degli elementi, delle qualità e delle espressioni di una persona. Si può dire che lo stile rappresenti l’identità di chi sceglie certi capi o accessori, definendo un suo modello estetico. La moda invece prevede la creazione di idee nuove o al massimo la reinterpretazione di idee già esistenti. I due concetti quindi sono separati tra loro, ma lo stile viene di volta in volta influenzato dalla moda: avere stile significa avere consapevolezza di ciò che la moda offre e scegliere cosa può far parte del proprio modello estetico per esprimere in modo completo se stessi.

- Descriva il suo blog in 5 parole. 

Colorato, energico, vario, curioso e grosso.

- Sogno nel cassetto? 

Mi piacerebbe un giorno unire la mia professione di Multimedia Graphic Designer con la mia passione per la moda. Potrebbe riguardare la promozione di un brand, la creazione vera e propria di capi e accessori oppure continuare sulla comunicazione dei prodotti, anche se in nuove forme. Mi piacerebbe insomma essere coinvolto in progetti legati alla creatività di moda a 360°.



Quando ho scritto le domande da fare in seguito a Riccardo ho cancellato 10000 volte. Pensavo, scrivevo, rileggevo e cancellavo. Cancellavo perché per un attimo ho pensato che stessi facendo esattamente quello che fanno tutti:” domande sul suo fisico”. Sono sicura che in tutte le interviste il suo stile è stato messo da parte per parlare del suo fisico. Quindi nella bozza iniziale vi erano domande solo ed esclusivamente modaiole. Al tempo stesso ho riflettuto su quanto il nostro blogger fosse diverso dagli altri e che forse intervistare un uomo, senza vederlo gonfiare i muscoli, ma parlando con il cuore e con il cervello non mi sarebbe più capitato. 
Riccardo non si è fatto alcun problema, ha risposto ad ogni domanda spiegando bene la sua idea e il messaggio che voleva trasmettere. Non ha fatto critiche a nessuno, ha trattato le mie domande come in pochi. La Ferragni? E’ dimagrita sì, ma il suo successo va ben oltre. I vari blogger palestrati? Qual’è il problema, c’è posto per tutti. Riccardo è quello che in Francia chiamano :” Monsieur” e di uomini come lui se ne vedono, ahimè, pochi. 





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