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Roberto Giannitelli, il mio marchio "Augusto Rossini"

"Oggi direi che il mio più grande Maestro è stato l’errore. Ogni volta che sbagliavo nel lavorare con l’ago, nel tagliare il cuoio o nel rifinire il portafoglio imparavo qualcosa". Roberto Giannitelli




Il suo vero nome è Roberto Giannitelli. Ha una laurea in Ingegneria meccanica, con specialistica in ingegneria petrolifera. Ha lavorato per importanti aziende in Europa come “quality manager” e parla quattro lingue. 
Un piccolo genio dei giorni nostri, intervistare l’artigiano e fondatore del marchio “Augusto Rossini” è un piacere primario come mangiare. La passione con cui racconta il suo percorso e la scelta di mettere la sua laurea in un cassetto per dedicarsi all’attività di “artigiano del cuoio” è da ammirare. Esattamente com’è ammirevole vedere i suoi portafogli e capire che oltre le parole ci sono dei prodotti: veri, unici ed eleganti. 
Quella che segue è l’intervista più genuina del blog, le parole dette dall’artigiano del brand “Augusto Rossini” sono stata trascritte esattamente nello stesso modo in cui sono state dette. 
Lascio che sia la sua storia e le sue parole a rendere l’idea del prodotto “Augusto Rossini”. 


- Quando e come nasce la passione per il cuoio?
La passione per il cuoio è presente nella mia vita fin da bambino. Mio zio Gerardo mi ha trasmesso questa sua passione, facendomi crescere con il profumo del cuoio. Per scelte di vita, ho accantonato il mio sogno per diversi anni, ora ho ripreso in mano il desiderio che era in me ed  ho concretizzato il mio progetto. 

- Da questa sua passione è nato il brand “Augusto Rossini”
E’ stato un percorso lungo quello che mi ha condotto ad un mio marchio. Dopo la laurea ho iniziato a lavorare e questo mi ha costretto a mettere da parte tutto il resto. Nel 2014, in Svizzera, ho deciso di intraprendere questo mio sogno.

- Non deve essere stato facile mettere in discussione tutto il percorso di studio fatto
Il difficile viene adesso. Ho intrapreso questo percorso sapendo a quello a cui andavo incontro, tuttavia fino a qualche mese fa ho continuato a lavorare come ingegnere. Appena staccavo da lavoro, tornavo a casa e mi rimettevo all’opera per realizzare i prodotti che mi erano stati commissionati. Da qualche mese ho deciso di dedicarmi solo ed esclusivamente al mio marchio e alla produzione di portafogli. 



- Affianco alla produzione di portafogli fatti a mano, ha pensato alla realizzazione di altri accessori?
Certamente ( afferma convinto ndr ). Per adesso però ho intenzione di continuare a perfezionarmi sotto questo aspetto. Mi piacerebbe iniziare a lavorare, magari nel futuro, anche ad accessori come: borse e cinte. Ci tengo però a precisare che è un progetto che mi sono imposto per il futuro, adesso portafogli e portacarte. 

- Ritornando al suo marchio, come mai la scelta insolita di non utilizzare il proprio nome e cognome?
Le ragioni sono due: una legata ad una valore affettivo e la seconda legata alla mia idea di prodotto. Augusto era infatti il nome del mio nonno materno, mentre Rossini il cognome della mia nonna paterna. Dall’unione di questi è nato  “Augusto Rossini” che ha un suono che porta alla mente l’idea dell’Italia. I miei prodotti sono realizzati in Italia con materiale italiano e tutti fatti completamente a mano. 

- Oltre alla passione per il cuoio, lei ama anche l’arte. Crede che l’artigianato e l’arte camminino di pari passo?
Mia madre ha studiato all’ Accademia delle Belle Arti ed è per me un grande esempio. L’arte mi affascina per il concetto di realizzare qualcosa di mio, che mi rappresenta. Ogni mio portafoglio è infatti frutto di uno studio particolare, cerco sempre di lasciare una mia impronta. Spesso è proprio nella qualità dell’accessorio: unico ma classico.

- Ha frequentato una scuola per imparare a lavorare il cuoio?
Questa è una bella domanda ( sorride ndr ). Attualmente non esiste una vera e propria scuola specializzata nella realizzazione di accessori in cuoio con i metodi tradizionali. Esistono degli artigiani che insegnano ma è molto costoso e richiede un dispendio di tempo ed energie che nel 2014 non potevo permettermi. Così ho iniziato, studiando tutto quello che mi circondava: entravo in negozi e cercavo di analizzare la struttura delle borse, dei portafogli e delle cinte. Mi fermavo su ogni piccolo dettaglio, spesso provocando sguardi perplessi dei commessi. A questo ho affiancato lo studio tramite libri e articoli su Internet. 
Oggi direi che il mio più grande Maestro è stato l’errore. Ogni volta che sbagliavo nel lavorare con l’ago, nel tagliare il cuoio o nel rifinire il portafoglio imparavo qualcosa. 

- I suoi clienti chi sono?
I miei clienti sono persone che danno particolare importanza alla qualità e all’unicità di un accessorio. Ho molti clienti che conosco personalmente e che, toccando con le loro mani i miei prodotti, sono rimasti affascinati dalla cura maniacale dei dettagli. 

- Ritiene ci sia una connessione tra i social e il mercato?
Sono convinto di questo. I social sono una vetrina per persone e per oggetti. Tramite i miei profili sono stato contattato da persone proveniente da tutto il mondo ( mi mostra alcuni messaggi da russi e svedesi ndr ). Proprio per questo motivo, in questi giorni, mi sto dedicando al sito Internet. Posso dire che molto presto, oltre alla mia presenza su Instagram e Facebook, il brand avrà una pagina web ufficiale. 



- Oltre al sito, ha progetti per il futuro?
Ho molti lavori commissionati che in questi giorni vorrei finire. Prima di dedicarmi alla produzione di borse e cinte, che comunque richiede un investimento non indifferente, vorrei realizzare un altro mio sogno: portare il mio “Augusto Rossini” in negozi specializzati nell’artigianato. 
Ovviamente tra i capi che realizzo per i miei clienti e quelli destinati al commercio c’è una differenza di progetto. I primi sono spesso ideati insieme al committente che mi fa particolari richieste, nei portafogli destinati a negozi questo certamente non è possibile. 

- Fa spesso riferimento alla qualità dei suoi prodotti ma in base a cosa sceglie i pezzi di cuoio - pelle?
Ho dei fornitori di fiducia che conoscono molto bene il mio modo di lavorare. Tagliare, cucire e definire il cuoio è difficile, richiede che quest’ultimo sia ottimale. Per rendere bene l’idea devo raccontare il mio primo approccio con questo mondo, quando bonariamente mi fidai di una conceria che vendeva su Internet e mi ritrovai a comperare un pezzo di pelle che era in realtà di bassa qualità. Non l’ho mai utilizzata, ho ancora questo pezzo di pelle a casa completamente integro. Ho però imparato la lezione: andare di persona a vedere i materiali di cui ho bisogno. 

- Come definirebbe il mondo in cui svolge la professione di artigiano del cuoio?
Un mondo chiuso. Quando qualcuno viene a trovarmi e vede gli arnesi di cui ho bisogno rimane sempre sorpreso dai costi di questi. Per fare un esempio concreto: io per tagliare il cuoio utilizzo un taglierino nuovo per ogni pezzo. Dopo due tagli sul cuoio, il filo non è più perfetto e rischierei di rovinare la preziosa pelle. E’ un piccolo esempio però rende l’idea dei costi, senza considerare che gli attrezzi di cui necessito sono molto difficili da trovare sul mercato. Poi c’è un numero pressoché infinito di altri coltelli e lame con prezzi a volte proibitivi. Senza contare il costo forse più importante che è quello delle pelli.

- Quanto tempo impiega per la produzione di un portafoglio?
Dipende molto dal design. Per un portacarte semplice 4 ore, per un portafoglio più complesso, circa 24 ore. C’è da considerare che è un lavoro non continuativo, spesso devo attendere che la vernice per i bordi sia fresca e quindi passano altre ore. 

- Oltre al cuoio utilizza altri materiali?
Pelle, cuoio, filo di lino per le cuciture, colle speciali adatte solo per il cuoio, vernici per bordi, cera d’api per “ammorbidire” il filo e sto valutando l’uso del poliestere per rinforzare alcuni punti. È importante sottolineare come ogni singolo prodotto sia specificatamente formulato per questo tipo di lavori, anche solo gli aghi o il martello per ribattere le cuciture devono avere delle caratteristiche molto speciali. 

- Artigiani a cui fa riferimento: 
Equus leather: marchio inglese che produce portafogli, cinte, cinturini per orologi e collari per levrieri e greyhounds. 
Niwa leather: brand giapponese che si occupa soprattutto di portafogli e piccoli accessori.
Peter Nitz: artigiano di Zurigo che realizza borse su commissione.  

- Tre aggettivi per descrivere i suoi portafogli: 
Unici, classici e sobri.


- I  procedimenti per la realizzazione di un portafoglio? 
La prima cosa, che è anche la più importante, è la scelta del cuoio. Una scelta sbagliata può precludere la buona riuscita del prodotto. 
Subito dopo mi dedico al disegno, in base alle richieste del cliente. Passo molto tempo su questo passaggio, cerco sempre di realizzare tutti i particolari richiesti e di stare attento a tutti i dettagli. 
Il terzo passaggio è relativo al taglio e sul taglio ci sono diverse scuole di pensiero: c’è chi utilizza un coltello di alta qualità che deve essere sempre affilato e chi preferisce il semplice taglierino. Io sono per la seconda scuola, quella del taglierino, potendone così utilizzare uno nuovo ad ogni pezzo. 
L’incollaggio, viene subito dopo: sotto ad ogni cucitura c’è almeno un passaggio di colla. Poi vi è la bucatura per le cuciture. Cucitura, realizzata completamente a mano. Per quanto riguarda la finitura: sabbiatura dei bordi ( pareggiare i bordi per farli venire uniformi ) e poi la verniciatura ( può prendere mezza giornata per aspettare che la vernice secchi tra una mano e l’altra ). 



Di Roberto ti colpisce l’umiltà, quella parola ormai ostile a gran parte dei miei coetanei. Se non fosse stato per la mia insistenza, non avrebbe fatto riferimento neanche alle sue lauree, ai suoi lavori in Europa come manager, alla conoscenza delle lingue o alla sua capacità di suonare la chitarra. Quando ho detto che avrei scritto delle sue lauree nella premessa mi ha risposto:” è proprio necessario?”. “Certo che lo è, Roberto. E’ necessario dire che esistono giovani che non hanno paura del futuro e di inseguire i propri sogni, anche perdendo quel posto fisso tanto sudato”. 
A Roberto e al suo marchio “Augusto Rossini” auguro il massimo successo ma quello che intende lui,  per descriverlo devo fare riferimento alle sue parole, “ spesso mi chiedono perché non ho utilizzato il mio vero nome come logo del brand, almeno così avrei avuto maggiore possibilità di essere ricordato. A me il successo non interessa come persona, a me interessa lasciare una traccia della mia idea e del mio stile e non mi importa se vi è scritto Roberto o Augusto.. A me interessa il messaggio”. 
Il messaggio è che di giovani come Roberto, dovremmo avere la moda e il mondo pieno. 


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