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Sartoria Carfora: innovarsi senza dimenticare la tradizione


 "Non esiste un prototipo della mia giacca, condivido l'idea che è la giacca ad adattarsi al cliente e non viceversa".  Enzo Carfora




Per descrivere al meglio la Sartoria Carfora, servirebbe una promessa epopea: una narrazione delle gesta eroiche di Enzo Carfora, sarto e imprenditore di se stesso. 
L'esordio è certamente casuale, come egli stessa ha raccontato:" ho iniziato ad appassionarmi alla sartoria dopo aver accompagnato un mio amico dal suo sarto. Sono rimasto affascinato dal primo momento che sono entrato in sartoria. Dal quel giorno non ho mai smesso di sognare".  
La grande curiosità, la ricerca del particolare e la minuziosa attenzione alla richiesta del cliente hanno reso la "Sartoria Carfora" una certezza per il futuro.  
Enzo Carfora, sarto e fondatore, rispondendo alle nostre domande mette in luce tutti gli aspetti che meglio caratterizzano ed identificano la sua sartoria. 


- A, soli, 27 anni decide di mettersi in proprio ed aprire una sartoria. Rischio che in pochi azzardano, quando e come nasce l’idea?
La "Sartoria Carfora" nasce nel 2010, quando avevo 22 anni.  All’epoca, uscivo da una sartoria molto rinomata a Napoli ed il sarto che vi lavorava stava per andare in pensione. Colsi quel momento, per chiedergli se avesse voluto un “discepolo”, accettò dicendomi che per imparare più velocemente dovevo fare giacche e non provare a fare giacche.  Mi domandò se avevo a disposizione un posto per creare un piccolo laboratorio e se, avevo dei clienti per permettere di far fronte a tutte le spese che avremmo avuto. 
Alla fortuna iniziale, si aggiunge un secondo colpo di fortuna: l' avere un amico che si fece avanti per provvedere a tutto ciò che mi occorreva.  
Dopo questo preambolo, posso rispondere alla domanda ( sorride ndr ). L’idea nasce dall' ambizione. Dopo aver letto e visto immagini in Internet, iniziai ad essere curioso sull’abbigliamento classico maschile. Questa ricerca motivò in me la voglia di passare dall’altro lato del banco da lavoro e quindi, nel backstage sartoriale. Da lì in poi è stato tutto un susseguirsi.

- La sua giovane età può essere vista in maniera negativa, considerando l’età media dei sarti affermati. Lei crede che possa essere un fattore che giova la sua immagine o che, in qualche modo, la mette in discussione? 
Direi che la mia giovane età ha, certamente, dei pro e dei contro. Essere giovani, nel mondo sartoriale, rende difficile l'affermazione di se stessi mettendo in discussione l'dea della credibilità. Altrettanto vero è che, la gioventù è sinonimo di curiosità. Non vorrei peccare di presunzione ( afferma , dopo un breve respiro ndr ) ma una delle mie doti è la bramosia del sapere. Conosco vari tipi di tecniche sartoriali, ho frequentato numerosi sarti per apprendere i vari tipi di taglio e ho studiato minuziosamente le varie tipologie di tessuti.  



- Si parla sempre di più della questione ( sopra citata ndr ) :” la mancanza di giovani in settori come quelli dell’artigianato”, qual’è il suo punto di vista?
Uno dei principali problemi nella società attuale è che tutti cercano un posto di lavoro ma poi quando si parla di lavorare.. ( non termina la frase ndr )
 Nel campo sartoriale posso dire che ci sono due categorie di persone che vogliono intraprende questa carriera. 
La prima categoria è formato da coloro che, uscendo dalle università, dalle accademie e dai licei artistici,  non hanno proprio idea di cosa sia un ditale e di come si mantenga un ago in mano. Ho avuto modo di insegnare in diverse scuole e di avere apprendisti che uscivano da quest’ultime, dove incredulo , non avrei mai pensato di spiegare lo scopo del ditale. La maggior parte sono improntate per una lavorazione industriale che appunto, non c’entrano con il mondo della sartoria.
La seconda è fatta di persone con ambizione e quindi di sarti che avranno una loro sartoria. 

- Dall’esordio in sartoria all’apertura della sua sartoria fino ad essere considera uno dei sarti del futuro, il suo segreto?
Riuscire a capire cosa vuole il cliente, come fare per ottenere il risultato desiderato e l'avere molta pazienza.


- Noti blogger e influencer in occasione dell’evento più importante della moda sartoriale maschile ( Pitti uomo ndr)  hanno scelto dei capi da lei lavorati. Che rapporto si crea tra il sarto e il blogger? 
Credo che tra il sarto e l' influencer si crei  una situazione di sfruttamento, chi per un modo, chi per un altro. Io ho semplicemente, realizzato degli abiti per miei due cari amici e loro sono stati gentilissimi nel condividere i capi taggando la mia sartoria. 


- Lei stesso è spesso al centro del Pitti Uomo, partecipando in prima persona. Firenze si trasforma in un’elogio dell’ eleganza, qual è l’atmosfera che si respira?
Il Pitti è un'esperienza davvero divertente. E' l'occasione per conoscere molte persone che condividono l'amore per lo stile classico maschile. Non vado per sponsorizzarmi anzi, sono sempre in sordina. Lo vivo più come un confronto di idee e di stile che come uno sponsor. 

- Giancarlo Maresca ha scritto su di lei e sulla sua Sartoria:” Enzo Carfora è un giovane talento i cui abiti rappresentano il punto di incontro con i clienti. Nella sua bottega artigiana, che non somiglia a nessun’altra, qualcosa di nuovo sta accadendo”. Quale crede sia la novità che, un giovane sarto, può apportare ad un mondo di cui si è detto e fatto tanto?
Giancarlo Maresca è un grande mentore. Quando lo conobbi mi disse che dovevo fare una giacca diversa da quelle che sono in giro a Napoli e partire da dove gli altri sarti erano arrivati. 
La novità è stata quella di produrre tutto come negli anni 60: dalle linee fino alla scelta dei tessuti. 

- Quale prototipo segue la giacca “Carfora”?
Non esiste un prototipo della mia giacca, condivido l'idea che è la giacca ad adattarsi al cliente e non viceversa. 
Mi limito dunque, a dare consigli e a spiegare quella che è la “regola” dell’abbigliamento in base alla corporatura del cliente.


- Dalle tele interne alla cucitura della spalla, ogni passaggio è lavorato completamente a mano. Quanto tempo impiega per la realizzazione di una giacca?
Per la realizzazione di una mia giacca occorrono, più o meno, 60 ore. Dal giromanica all’impuntura dei petti è tutto lavorato completamente a mano e tenendo particolare attenzione ad ogni singolo passaggio. 

 - La sua sartoria si trova nella città cuore dell’artigianato. Una scelta pensata o il frutto di una coincidenza?
L’aria di casa è ciò che da quel "quid" in più in tutto ciò che si fa. Attualmente, mi sarebbe difficile allontanarmi da questo cielo, da questo sole e da quest’aria. 
Questa rilassatezza si rispecchia molto nei miei abiti. Non sono tesi anzi, sono morbidi e hanno la stessa comodità di una felpa mantenendo comunque una linea avvitata e slanciante.

- La sua concezione di eleganza? 
La mia concezione di eleganza è la conoscenza e la consapevolezza. Nel caso dell’abbigliamento ci sono delle regole, regole che si possono evadere solo se si conoscono.

- Descriva la “Sartoria Carfora” con tre aggettivi. 
Attenta, dinamica e coinvolgente. 



Concludiamo la nostra chiacchierata parlando della differenza tra i capi sartoriali ed i capi industriali. Il sarto, Enzo Carfora, sottolinea come nel primo caso l'abito venga realizzato appositamente per la forma fisica del cliente ( che ne giova ndr ) e come, nel secondo  caso quest'ultimo si trovi in una situazione di adattamento a ciò che il mercato offre.
Maresca descrive il giovane imprenditore come un innovatore e lo è, per davvero. Non tanto per aver reinterpretato i canoni della giacca degli anni 60 alla nostra epoca in quanto, così giovane, è riuscito a costruire il suo futuro con mani, ago e "olio di gomito".
Lo saluto con una certezza: della "Sartoria Carfora" sentiremo ancora parlare.





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